1.4 - Cos'è il foraging

La raccolta delle piante in natura era l'attività primaria dell'Homo sapiens all'inizio della sua storia. È stata la prima attività economica dell'uomo. In realtà le piante si raccoglievano per qualsiasi cosa perché non esistevano alternative. Quindi le piante venivano usate per costruire abitazioni, per produrre utensili, per fare tessuti, per colorare, per la medicina e per nutrirsi. Questa attività antica dell'Homo sapiens viene definita foraging a livello internazionale, una  parola che racchiude tutti gli aspetti della raccolta. 

In Italia, per definire la raccolta delle piante selvatiche a scopo alimentare e curativo, viene utilizzata la parola fitoalimurgia. Si occupa quindi solo di questo aspetto della raccolta, non di altri usi, per costruzioni o altro. 

Fitoalimurgia, secondo alcune fonti, viene da alimentia urgentia, quindi significa raccolta in periodi di carestia, oppure dalla combinazione di parole greche che insieme significano “attività per togliersi la fame". 

La storia della fitoalimurgia è lunga come la storia dell'uomo. Man mano che gli esseri umani si univano in tribù, in piccole società, si trovavano su vari terreni, cominciava anche l'agricoltura, perché l’agricoltura è altrettanto antica. Però a differenza di ciò che accade oggi, in antichità, l'Homo sapiens usava sia le piante coltivate che quelle selvatiche.

Ci sono varie conferme di questo fatto nella storia. Spesso si presume che la dieta dei nostri antenati, in antichità, fosse molto povera e che si impiegasse tantissimo tempo per raccogliere il cibo e che fosse tanto faticoso. È vero che è difficile trovare cibo in natura, ci sono varie tribù del mondo che ancora vivono solo con le provviste prelevate in natura. Però non è vero che questa dieta fosse povera, perché se noi vediamo quante specie di piante si mangiavano in passato e quante se ne conoscevano si scopre che sono molte di più di quelle che usiamo adesso normalmente. 

Oggi non abbiamo più il problema della quantità di cibo disponibile, ma abbiamo un problema di qualità del cibo, perché quello che acquistiamo in genere non è né stagionale né locale, né differenziato, quindi non è ricco. Se noi andiamo a vedere cosa mangiano le famiglie di tutto il mondo, vediamo che sono sempre le stesse cose, il risultato dell'agricoltura intensiva. Dal 60% all'80% di tutta la raccolta agricola del mondo è costituita solo da 12 specie di piante. Ed invece tanti studi ci hanno mostrato quanto fosse ricca un tempo la dieta dell'Homo sapiens. 

Una delle prove che illustrano questo fatto è lo studio dei contenuti degli stomaci dell'uomo di Tollund e dell'uomo di Grauballe. Sono nomi di mummie molto ben preservate, diventate famose e trovate in Danimarca. Gli scienziati hanno potuto analizzare i contenuti dei loro stomaci. E quello che è venuto fuori è interessantissimo perché 5.000 anni fa le persone, anche durante l'inverno, riuscivano a nutrirsi con le provviste raccolte in natura. C'erano già alcune piante coltivate, ma la maggior parte della dieta era costituita da piante selvatiche. 

Man mano che i popoli del mondo si distribuivano sul pianeta Terra, trovavano spazi e creavano le loro civiltà, anche le piante selvatiche si evolvevano, facevano un cammino fino ad arrivare ai nostri piatti. Ma il criterio con il quale alcune piante sono state predilette, scelte per selezione, favorite, non era basato sulle loro qualità nutraceutiche o sui loro principi attivi. Molto spesso le piante venivano scelte da lobby artistiche, politiche o da poteri militari. 

Per esempio gli antichi Romani, dalle loro campagne militari ritornavano con nuove piante e le inserivano nella loro dieta e non le toglievano più. Obbligavano addirittura a coltivare nei giardini privati le piante a cui erano ormai affezionati. Quindi avendo il potere, oltre ad instaurare leggi sui territori conquistati, instaurano anche abitudini gastronomiche. È così che noi conosciamo tantissime piante aromatiche che sono venute dall'Egitto, dalla Palestina, dall'Asia del Sud, grazie a queste conquiste. 

Un uomo di 5.000 anni fa conosceva e usava tantissime piante selvatiche. Solo in un pasto hanno trovato 66 specie di piante selvatiche diverse, alcune ancora usate e conosciute come il farinello, la borsa del pastore, la senape, la podagraria. Tra quelle meno conosciute c'erano erba morella, loglio, renaiola, canapetta, miagro, lucciola, capelli di fata, coda di topo. 

Chi conosce adesso tutte queste piante? Per fortuna, grazie a queste ricerche sviluppate dagli scienziati, adesso le stiamo riscoprendo.

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